UFFICIO LITURGICO NAZIONALE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

23 marzo – III Domenica

Dammi da bere Chiedendo da bere alla donna, Gesù si mostra debole, bisognoso, pienamente soggetto alla fatica e alla fragilità umana. Fa parte del processo di abbassamento alla condizione di servo l’assunzione piena dei limiti di ogni persona. Egli non teme di manifestare la sua corporeità e la sua indigenza, di aver bisogno dell’aiuto della […]
17 Febbraio 2014
Dammi da bere
Chiedendo da bere alla donna, Gesù si mostra debole, bisognoso, pienamente soggetto alla fatica e alla fragilità umana. Fa parte del processo di abbassamento alla condizione di servo l’assunzione piena dei limiti di ogni persona. Egli non teme di manifestare la sua corporeità e la sua indigenza, di aver bisogno dell’aiuto della donna.
 
Partendo dal frammento
Il brano evangelico ci presenta un incontro di Gesù che appare del tutto occasionale: seduto presso il pozzo, si incontra con una donna. L’evangelista però tratteggia una sorta di escalation conduce dal malinteso inziale alla conversione; dall’incontro insignificante, che potrebbe facilmente trasformarsi in uno scontro ostile, si passa al riconoscimento di Cristo come Salvatore, non solo da parte della donna, ma da parte di un’intera comunità.
Gesù si incontra con una vita che poi scopriamo essere spezzata, disordinata, dispersa: ma piano piano i frammenti sono ricomposti, la donna ritrova il suo posto nel progetto di Dio, scopre che c’è qualcuno che può venire incontro alla sua sete.
 
Una tappa esemplare
La narrazione va dunque oltre il singolo episodio: essa vuol mostrare Gesù come acqua viva, potenzialmente capace di farsi incontro e dissetare ogni persona che ha smarrito il suo percorso di vita. Ma la forza del brano sta proprio nel mostrare che la fede in Gesù come acqua viva non è confinata alla sfera intellettuale e dottrinale, né rimane una vaga affermazione generica: in ogni persona, nonostante le sue fragilità, le sue inconsistenze, le scelte di vita sbagliate, permane la possibilità di un lasciarsi coinvolgere dalla persona di Gesù e dalla sua relazione con il Padre.
 
Lo svanire dei pregiudizi
Il primo  momento del dialogo è caratterizzato dalla piena espressione dell’umanità di Gesù: “Dammi da bere”. Gesù non ha paura di mostrarsi fragile, bisognoso, dipendente dalla risposta della donna. In tal modo si crea un terreno di incontro, che è anche un terreno di parità: solo per iniziativa della donna emerge la difficoltà del rapporto tra Giudei e Samaritani. Gesù lo rifiuta subito: e approfondisce il punto di incontro: la possibilità di avere “acqua viva”.
 
La parabola dell’acqua
Il discorso di Gesù prosegue con un linguaggio simbolico: chi attinge a Gesù diviene lui stesso una fonte; la donna allora chiede di avere accesso a tutto ciò; solo a questo punto Gesù le ricorda la realtà oscura che grava sulla sua esistenza. In apparenza una domanda innocente “Va’ a chiamare tuo marito”; in realtà una domanda compromettente. La donna si sta aprendo alla verità, ma deve ancora liberarsi dai fantasmi del suo passato.
 
L’apertura alla verità
Nel momento in cui riconosce il peccato della donna, Gesù si mostra come profeta; la donna comincia a riconoscerlo, ma anche nel campo religioso emergono precomprensioni etniche; sembra quasi che per deviare il discorso la donna cominci a interrogarsi su chi abbia ragione riguardo al luogo di culto. Gesù di nuovo apre il discorso più in profondità: “adorare Dio in Spirito e verità” non comprende solamente l’osservanza di norme e precetti, ma include anche una condotta di vita leale e positiva.
 
L’apertura alla missione
La donna non ha ancora finito di essere evangelizzata che diviene subito evangelizzatrice. Bastano le poche impressioni raccolte nell’incontro con Gesù per fornire un quadro ai suoi concittadini. Essi vanno a incontrare personalmente Gesù. E riconoscono che egli è il “salvatore del mondo”. Dall’incontro con la donna, all’incontro con il villaggio, alla prospettiva che riguarda il mondo intero: il dinamismo dell’evangelizzazione corrisponde al granello di senape; piccolissimo all’inizio, capace di crescere fino ad accogliere volatili tra i suoi rami. L’abbassamento cominciato con l’incarnazione consente a Gesù di immettere nel mondo un dinamismo autentico di salvezza, che non si impone con la forza, ma si diffonde come amore e condivisione. Questa è la volontà del Padre; così dovrà avvenire la “mietitura” che egli vede già preparata, e a cui invita i discepoli.
 
Il bisogno, il desiderio, la verità di Dio
Sembra strano che Gesù, che ha chiesto da bere alla donna, rifiuti di mangiare sulla richiesta dei discepoli. Ma in realtà tutto il brano sottintende una delimitazione accurata del bisogno: siamo nell’ambito della prima tentazione, quella che chiedeva di trasformare le pietre in pane. La donna vive interamente dominata dalla sfera dei bisogni: dal bisogno materiale, di bere e di compiere le faccende quotidiane, al bisogno affettivo, che si attua nella ricerca di legami significativi, che invece si alternano senza mai arrivare alla pienezza (i suoi cinque mariti); anche i discepoli rischiano di lasciarsi trascinare nel vortice dei bisogni, come prova la loro insistenza sul cibo. Non possiamo peraltro giudicarli troppo severamente: anche la nostra cultura attuale rischia di appiattirsi completamente nella ricerca della soddisfazione del bisogno materiale, raffinatamente elaborato e sublimato dalle tecniche della pubblicità, mascherato da desiderio positivo e promozione di sé. Gesù non vive di solo pane, men che meno di desideri indotti e insoddisfatti.
 
Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato
“Cibo” per Gesù è “fare la volontà” del Padre. Come aveva già detto al tentatore: “non di solo pane vive l’uomo”. Esiste una possibilità di esistenza che non si appiattisce sul bisogno, che coltiva il desiderio più profondo, e che peraltro non ha bisogno di sovrastrutture costose per realizzarsi. La scelta di povertà e di itineranza di Gesù gli consente di farsi vicino a chi si è perso nelle paludi della vita, e di avere tempo per intessere un dialogo e ridonargli speranza. È lui la vera roccia, da cui scaturisce l’acqua viva; è lui che risponde finalmente alla domanda dell’antica tentazione nel deserto: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?». Con questa risposta però non dispensa chi lo incontra dal rischio e dalla fatica della fede. Si può scoprire una nuova libertà e semplicità di vita: quel giorno la donna lascia la brocca per terra, perché ha trovato qualcosa di più importante, ha scoperto una nuova urgenza. Se anche oggi i credenti fossero più liberi dalle paure e dai finti bisogni, e più pronti alla condivisione, ci sarebbe più pace e giustizia per tutti. Ma poiché ci siamo lasciati ingabbiare da sogni vuoti, abbiamo bisogno del tempo di conversione quaresimale.
 
In pace con Dio
Il salmo responsoriale contiene un grido accorato: «Se ascoltaste oggi la sua voce!». È la voce di Dio, che rassicura e chiama alla Terra Promessa, all’incontro festoso con Dio; è la voce che viene soffocata dalla tentazione e dalla paura.
 
Ma con Gesù che ci viene incontro, è possibile entrare a far parte di ciò che Dio ha promesso. La seconda lettura ci aiuta ad assumere l’atteggiamento nuovo, di chi trova nella fede il riferimento principale della vita, e quindi si affranca dalla schiavitù del possesso e del bisogno. La fede fa rinascere la speranza (cosa di cui oggi c’è bisogno, come dell’acqua per gli assetati) e dona la forza per imitare ciò che Cristo stesso ha operato: dare la vita, non solo per i giusti, ma per chi ancora si trova nelle tenebre del peccato.