UFFICIO LITURGICO NAZIONALE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Caritas

La Parola che trasforma Le folle lo interrogavano: "Che cosa dobbiamo fare?". Rispondeva loro: "Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto". Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: "Maestro, che cosa dobbiamo fare?". 13Ed egli disse loro: "Non esigete nulla di più […]
7 Novembre 2012
La Parola che trasforma
 
Le folle lo interrogavano: "Che cosa dobbiamo fare?". Rispondeva loro: "Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto". Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: "Maestro, che cosa dobbiamo fare?". 13Ed egli disse loro: "Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato". Lo interrogavano anche alcuni soldati: "E noi, che cosa dobbiamo fare?". Rispose loro: "Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe". (Luca 3,10-14)
 
 
Noi crediamo
 
Quando doniamo ai poveri le cose indispensabili, non facciamo loro delle elargizioni personali, ma rendiamo loro ciò che è loro. Più che compiere un atto di carità, adempiamo un dovere di giustizia.
(San Gregorio Magno, in CCC, 2446)
 
 
Con le mie opere ti mostrerò la mia fede
 
Quando vedeva un nuovo giovane accompagnare una persona in carrozzella, don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, non mancava di chiedergli: «Sei tu che spingi o è chi sta seduto che ti tira?».
Chi si dedica al volontariato lo sa bene: a volte, a sentirsi beneficato, è chi aiuta. Del resto, quasi un tormentone, negli ambienti delle azioni solidali risuona immancabile l’adagio: “È più ciò che si riceve di quello che si dà”.
Dall'altra parte vi è chi è costretto a tendere la mano in cerca di sostegno e di aiuto nelle difficoltà, il quale si sente sempre in subordine rispetto al volontario che gli sta dinnanzi.
A me, invece, piace il pareggio, il pareggio dell’amore. Che non ha nulla a che vedere con i due piatti della bilancia posti in perfetto equilibrio. Mi si dirà che, nella società del profitto, l’unico pareggio possibile è quando le due voci “dare” e “avere” si uguagliano. Non è così. C’è una formula infallibile, che ogni Centro di Ascolto Caritas applica da anni con straordinaria precisione: “Io do, tu ricevi = siamo pari”.
Quanto Gesù c’è in questa equazione! Perciò, tornando alla carrozzella, non è più questione di chi spinge o di chi traina, ma di procedere insieme, di spartire la vita.
Con Gesù, tutti i nostri parametri per misurare povertà e ricchezza perdono di significato: lo spread btp/bund e gli indici mibtel non dicono i volti delle persone che sperimentano quotidianamente la fatica, anche economica, di vivere; né raccontano le storie degli indigenti, degli emarginati, degli sfruttati.
 
Di certo, neppure narrano l’impegno di chi, con delicatezza e discrezione, accoglie le angosce di chi non ce la fa per trasformarle in speranze e, magari, un giorno, perfino in piccole gioie.
Quando Cristo entra in un Centro di Ascolto, le esistenze dei volontari e degli affaticati diventano un unico cammino nella comunione dei cuori. Si spezza il pane della provvidenza e ciascuno ne riceve secondo il bisogno. E il pareggio perfetto è raggiunto.
Luca –Vicenza
 
Mi impegno
 
A scegliere la povertà, cercando stili di vita più sobri, più “giusti” secondo il Vangelo.
A scegliere l’ascolto e la condivisione nella vita quotidiana, famigliare e lavorativa.