UFFICIO LITURGICO NAZIONALE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Contributo dell'Ufficio Catechistico Nazionale – catechesi degli adulti

Riflessione Nella seconda significativa tappa del cammino proteso alla Pasqua, Gesù ancora una volta ci conduce in un luogo appartato per stare un po' soli con Lui, per aprirci la mente e il cuore sul vero senso dell'andare dietro a Lui, dello stare con lui.Vi sono momenti nella vita di ogni credente in cui Dio chiama […]
31 Gennaio 2012
Riflessione
 
Nella seconda significativa tappa del cammino proteso alla Pasqua, Gesù ancora una volta ci conduce in un luogo appartato per stare un po' soli con Lui, per aprirci la mente e il cuore sul vero senso dell'andare dietro a Lui, dello stare con lui.
Vi sono momenti nella vita di ogni credente in cui Dio chiama ad una profonda relazione con Lui, purificando lo sguardo umano da false immagini che di Dio si è creato.
Attrae a sé l'uomo per renderlo più consapevole e maturo nella fede scevra da sicurezze illusorie.
Dopo averci condotto nel deserto, oggi il Vangelo ci fa salire su un alto monte, altro luogo simbolo di incontro e relazione tra Dio e l'uomo. Già la salita esprime il distacco e la volontà di allontanamento dall'ordinario spazio e tempo che ci inducono a errate, abituali e superficiali interpretazioni del vivere, anche delle vita di fede.
 
È quanto accaduto a Pietro, che, dopo il sublime atto di fede sulla divinità del rabbi di Nazareth (Mc 8,29), manifesta la profonda incomprensione della missione di Gesù e dello stare alla sua scuola. 
Ma Gesù non si scandalizza di questo e nella sua premura educativa, a tempo giusto - nel bellissimo simbolismo del sei giorni dopo - chiama da parte Pietro insieme a Giacomo e Giovanni - espressione della comunità dei credenti (Mt 18,20) -  per rivelare loro il suo vero volto e la sua missione.
Vuole far capire e infondere il coraggio di attuare le parole che ha loro annunciato: "chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà" (Mc 8,35).
 
In questa logica rifulge la figura di Abramo. Anche Abramo immagina Dio secondo gli schemi del suo tempo. Pensa di dover offrire suo figlio in olocausto. Con questo gesto ultimo e supremo Abramo dimostra di fidarsi dell'Eterno al punto di credere che la sua storia non può vertere al male, perché Dio è il bene.
La benedizione è il frutto della collaborazione con Dio contro il male. Il di più divino trasfigura la natura umana.
La storia umana diventa divina perché si apre al dinamismo di Colui che è la vita, diventa divina solo se osa affrontare Dio come Abramo, come Gesù. Abramo dopo aver creduto fino a mettere Dio alla prova, vede Isacco sfuggire alla morte. Gesù dopo aver urlato il suo senso di abbandono, può affidare la sua vita al Padre. Risorge.
A questa vittoria sul male siamo invitati anche noi dopo aver combattuto con Dio, al suo fianco, dopo essere stati un po' di tempo con Lui in ascolto della sua Parola per aprirci alla fede e al dinamismo di Colui che è il bene.
 
 
Ci chiediamo...
 
1. Sappiamo ritagliarci, specie nel tempo di Quaresima, momenti per vivere più in profondità la vita di fede ?
Nella mia vita che posto occupa la preghiera, privilegiato luogo di quest'incontro?
Quanto amo stare davanti ad Gesù presente nell'Eucaristia?
 
2. L’espressione sei giorni dopo è un forte richiamo al giorno del riposo, del tempo da dedicare a Dio, a sé  e agli altri.
Come vivo il giorno del Signore in rapporto con i giorni della ferialità?
Quanto il primo dà colore e senso ai successivi?
 
3. Gesù, Maestro divino, mostra attenzione e cura al rapporto con gli altri. 
Qual'è il mio modo di guardare gli altri ?
Guardo gli altri per rimproverare, per curiosità, con indifferenza e disinteresse ?
Quale cura pongo nelle relazioni, nella comunicazione con gli altri?
 
4. Lo stare con Gesù, godere della sua comunione, non significa fermarsi ad abitare in fragili capanne, staccati dal 'solito mondo'. La conversione avviene nella vita di ogni giorno, dove noi abitiamo, lavoriamo, ci impegniamo. Come attraverso questi luoghi in un'ottica di fede?
Sperimento che il mio quotidiano vivere è illuminato dal modello di Gesù?
 
 
Spunti per la riflessione personale o comunitaria
 
CCC Consultare il Catechismo della Chiesa Cattolica al capitolo intitolato:  La risposta dell’ uomo a Dio, art.1 parte III Le caratteristiche della fede, particolarmente i nn.154. 157. 165
 
Libro: Noi delle strade di Madeleine Delbrêl
 
Vi sono delle persone che Dio prende e mette da parte. Altre, invece, non le ritira dal mondo ma le lascia nella massa. È gente che fa un lavoro ordinario, che ha una famiglia ordinaria e che vive la normale vita di tutti. Noi, gente di strada, crediamo con tutte le forze che questa strada, che questo mondo ove Dio ci ha posti è per noi il luogo della nostra santità. Crediamo che nulla di necessario ci mancherà perché, se qualcosa di necessario ci mancasse, Dio ce lo avrebbe già dato.
 
 
Film: La ricerca della felicità di Gabriele Muccino
Il problema del lavoro, del fallimento alla prova con le relazioni, a iniziare da quelle più prossime come il proprio figlio. Una ricerca di ciò che conta.