UFFICIO LITURGICO NAZIONALE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Domenica di Pasqua

Il vangelo di Giovanni presenta i fatti del mattino del giorno dopo il sabato in una prospettiva differente rispetto a quello di Marco. L’attenzione non è di tipo generalizzante (Marco parla al plurale: delle donne prima, dei discepoli poi), ma personalizzante: tra le donne viene evidenziata Maria di Magdala, tra i discepoli vediamo in azione […]
15 Febbraio 2012
Il vangelo di Giovanni presenta i fatti del mattino del giorno dopo il sabato in una prospettiva differente rispetto a quello di Marco. L’attenzione non è di tipo generalizzante (Marco parla al plurale: delle donne prima, dei discepoli poi), ma personalizzante: tra le donne viene evidenziata Maria di Magdala, tra i discepoli vediamo in azione Pietro e il discepolo prediletto. Giovanni preferisce concentrarsi sul singolo personaggio, vedendolo in se stesso e nella sua relazione con Gesù.
 
Il brano evangelico dunque, oltre a trasmettere un resoconto e il senso profondo degli eventi, provoca gli ascoltatori di ogni tempo a prendere posizione di fronte al mistero pasquale. Occorre una serie di passaggi per arrivare ad una fede piena: l’evangelista la presenta attraverso la progressione del verbo “vedere”. Dapprima Maria vede la pietra, e pensa ad un furto. Poi il discepolo corre al sepolcro, insieme con Pietro, e vede i teli. Ma non ha il coraggio di entrare. Quindi entra Pietro; egli osserva anche il sudario, avvolto in un luogo a parte. La scena che si presenta ai loro occhi non è quella di un furto. Infine il discepolo amato entra, vede e crede. Avviene come quando gli occhi, rimasti a lungo al buio, hanno bisogno di abituarsi alla luce: e giustamente l’evangelista annota che “non avevano ancora compreso la Scrittura”. Non erano ancora arrivati a individuare nelle antiche profezie l’anticipazione e la necessità della risurrezione.
 
La stessa fatica di credere coinvolge anche noi oggi, che per un verso siamo svantaggiati rispetto ai discepoli (non abbiamo conosciuto Gesù nella sua vita terrena, non abbiamo l’esperienza diretta della risurrezione). Per altro verso, però, siamo avvantaggiati: abbiamo la possibilità infatti di riconoscere come l’annuncio della Risurrezione è stato effettivamente una trasformazione per la storia dell’umanità e ha trasfigurato la vita di moltissime persone. Da questo punto di vista, abbiamo più elementi noi della prima comunità, che si ritrovava davvero microscopica, in un mondo totalmente ostile, senza la certezza di una storia, unicamente con la prospettiva di un futuro dai contorni assolutamente ignoti. La fede resta difficile e sorprendente, per noi oggi come per i discepoli allora: l’evangelista Giovanni la paragona ad una corsa. Corre Maria ad annunciare ai fratelli, corrono i discepoli al sepolcro. Chi si mette in cammino trova i segni della risurrezione. Chi resta tiepido e indifferente non si smuove dalla sua convinzione. La liturgia ci propone i cinquanta giorni del tempo pasquale come un’unica grande corsa verso un riconoscimento più pieno della forza del Risorto nella nostra vita. Accetteremo di prendere il via?