UFFICIO LITURGICO NAZIONALE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Introduzione al Tempo Pasquale

PER LE DOMENICHE DI PASQUA Per un’appropriata “ars celebrandi” non si dimentichi di rileggere il documento Paschalis Sollemnitatis del 1988 sulla preparazione delle feste pasquali. Tra gli elementi rituali propri del giorno di Pasqua e di tutto il Tempo pasquale, la liturgia ci presenta il cero pasquale e il fonte battesimale. Luce ed acqua, infatti, rimandano agli […]
6 Febbraio 2013
PER LE DOMENICHE DI PASQUA
 
Per un’appropriata “ars celebrandi” non si dimentichi di rileggere il documento Paschalis Sollemnitatis del 1988 sulla preparazione delle feste pasquali.
 
Tra gli elementi rituali propri del giorno di Pasqua e di tutto il Tempo pasquale, la liturgia ci presenta il cero pasquale e il fonte battesimale. Luce ed acqua, infatti, rimandano agli elementi principali della Creazione ed ora sono riutilizzati per definire l’opera ricreatrice operata dal dono dello Spirito.
Occorre evidenziare la centralità del cero pasquale, ornarlo con fiori e posizionarlo in luogo alto e visibile, ponendolo vicino all’ambone: è significativo legarlo al luogo della Parola in quanto la Luce del Risorto illumina tutte le pagine bibliche e specialmente manifesta il significato della storia salvifica prima di Cristo. Si lasci il cero pasquale in presbiterio per tutto il tempo pasquale (Paschalis Sollemnitatis, 99): “Il cero pasquale si accende in tutte le celebrazioni liturgiche più solenni di questo tempo, sia alla messa, sia alle lodi e ai vespri. Dopo il giorno di Pentecoste, il cero pasquale è conservato con il debito onore nel battistero. Alla fiamma del cero si accendono, nella celebrazione del battesimo, le candele dei neo-battezzati” (Dal Cerimoniale dei Vescovi, n. 372).
Dopo il solenne rito dell’accensione della Veglia potrebbe essere lasciato acceso durante tutto il giorno di Pasqua anche al di fuori delle celebrazioni liturgiche. Esso evidenzierà la presenza del Risorto nella Chiesa.
Si abbia cura anche del fonte battesimale opportunamente ornato e decoroso, che manifesti la bellezza della vita nuova in Cristo che ci è stata donata con la Pasqua.
“L’acqua battesimale della veglia sia portata al battistero, dove sarà conservata per tutto il tempo pasquale” (Paschalis Sollemnitatis, 97): per questo motivo, attraverso segni opportuni, si evidenzi la presenza dell’acqua, sacramento del passaggio pasquale del cristiano dal peccato alla grazia. È opportuno che l’acqua sia visibile.
 
 Come è tradizione in determinate regioni potrebbe considerarsi la possibilità di rendere possibile ai fedeli portare a casa l’acqua della Veglia pasquale.
 
In questo Anno della Fede sarà utile proporre ai fedeli di vivere il dono della Pasqua come occasione per ravvivare la grazia battesimale, “porta della fede”, fonte di vita per la chiesa domestica familiare.
In tutte le domeniche del Tempo pasquale, la Professione di fede può essere cantata sia nella forma del Simbolo Niceno-Costantinopolitano (“Credo in unum Deum” RN, 17), sia nella forma - più breve e per questo più facilmente cantabile, ma anche maggiormente consigliata nel Tempo pasquale - del Simbolo degli Apostoli (“Io credo in Dio – Simbolo apostolico” RN, 18; “Simbolo degli Apostoli” di P. Impagliatelli).
La Professione di fede sarà così vissuta in modo solenne proprio nel Tempo pasquale, tempo in cui il Risorto ci invita ad accogliere il dono del suo Spirito.