UFFICIO LITURGICO NAZIONALE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Sabato Santo-Veglia pasquale

Impossibile riassumere in poche parole l’enorme ricchezza della parola divina che ci è consegnata dalla tradizione per la Veglia pasquale. Anno dopo anno è possibile comprendere solo un frammento della grazia sovrabbondante della risurrezione di Cristo, che peraltro ci investe e ci trasforma anche al di là di ciò che possiamo capire. Restiamo dunque aderenti […]
15 febbraio 2012
Impossibile riassumere in poche parole l’enorme ricchezza della parola divina che ci è consegnata dalla tradizione per la Veglia pasquale. Anno dopo anno è possibile comprendere solo un frammento della grazia sovrabbondante della risurrezione di Cristo, che peraltro ci investe e ci trasforma anche al di là di ciò che possiamo capire. Restiamo dunque aderenti al tema della nuova alleanza, che si è delineato in tutta la Quaresima, e al fatto educativo, che interessa in quest’epoca particolare la Chiesa italiana tutta.
 
Il profeta Ezechiele annuncia un cuore nuovo e uno spirito nuovo: esso dovrà sostituire il “cuore di pietra” con un “cuore di carne”. Nei tempi critici dell’esilio il profeta scopre che ciò che è mancato al popolo non è stata l’offerta di salvezza da parte di Dio, ma piuttosto la capacità di afferrarla, di farla diventare carne, respiro, esperienza di vita, battito vitale. Dio promette non solo di rinnovare il suo dono di grazia, ma di donare anche al popolo malato la capacità di accoglierlo. In questo modo si rinnova la creazione (prima lettura), si compie la promessa ad Abramo, si realizza il vero passaggio dalla schiavitù alla libertà, ed hanno finalmente luogo le nozze messianiche tra Dio e il popolo.
Il cuore di pietra trova il suo referente simbolico nel brano evangelico. Le donne si chiedono infatti come sarà possibile spostare “la pietra dal sepolcro”. Quando arrivano, scoprono che qualcun altro ha già provveduto: la pietra è già stata rotolata via, da una forza non umana. È proprio della forza di Dio trasformare la pietra di scarto in pietra angolare, il cuore di pietra in cuore di carne, i figli dispersi in pietre vive dell’unico edificio spirituale. Là dove sembrava esserci solo desolazione e morte, Dio fa ritornare la vita. Lo afferma con forza Paolo, scrivendo ai Romani e additando loro i vari aspetti del mistero pasquale che viene partecipato ai credenti: da morti al peccato, essi diventano persone capaci di vivere per Dio.
 
Il Vangelo di Marco mette in evidenza ancora una volta la misteriosità della risurrezione: un segreto che non si lascia svelare facilmente. Nonostante la loro buona disposizione, il loro affetto per Gesù, l’ingenua fiducia che le spinge ad andare al sepolcro senza neppure sapere come potranno togliere la pietra, esse fanno fatica a comprendere, e la stessa fatica sarà dei discepoli. La paura che esse provano è il timore di fronte alla presenza di Dio, e nello stesso tempo il timore per qualcosa di ignoto, che sconvolge tutte le categorie abituali della quotidianità. Se Cristo è davvero risorto, una nuova storia può cominciare, per tutta l’umanità.