UFFICIO LITURGICO NAZIONALE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Contributo del Centro Nazionale Vocazioni

C’è bisogno di padri e madri A conclusione della 61° Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana (Roma, 24-28 maggio 2010), il Santo Padre ha rivolto ai Vescovi un discorso che, in alcuni passaggi, potremmo considerarlo rivolto a ciascuna persona impegnata nel servizio educativo soprattutto verso le giovani generazioni. Ne riportiamo uno stralcio:“…vi incoraggio a percorrere senza […]
31 Gennaio 2012
C’è bisogno di padri e madri
 
A conclusione della 61° Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana (Roma, 24-28 maggio 2010), il Santo Padre ha rivolto ai Vescovi un discorso che, in alcuni passaggi, potremmo considerarlo rivolto a ciascuna persona impegnata nel servizio educativo soprattutto verso le giovani generazioni. Ne riportiamo uno stralcio:
“…vi incoraggio a percorrere senza esitazioni la strada dell’impegno educativo. Lo Spirito Santo vi aiuti a non perdere mai la fiducia nei giovani, vi spinga ad andare loro incontro, vi porti a frequentarne gli ambienti di vita, compreso quello costituito dalle nuove tecnologie di comunicazione, che ormai permeano la cultura in ogni sua espressione. Non si tratta di adeguare il Vangelo al mondo, ma di attingere dal Vangelo quella perenne novità, che consente in ogni tempo di trovare le forme adatte per annunciare la Parola che non passa, fecondando e servendo l’umana esistenza. Torniamo, dunque, a proporre ai giovani la misura alta e trascendente della vita, intesa come vocazione: chiamati alla vita consacrata, al sacerdozio, al matrimonio, sappiano rispondere con generosità all’appello del Signore, perché solo così potranno cogliere ciò che è essenziale per ciascuno”.
Proporre ai giovani la misura alta e trascendente della vita, intesa come vocazione, non è impresa facile e nemmeno scontata-automatica. Domanda degli educatori che maturino sempre di più nella passione educativa, ci ricordano gli Orientamenti Pastorali, educatori che hanno vissuto e continuano a vivere la vita buona del Vangelo che li ha riempiti di significato e di gioia. Per questo sentono che vale la pena trasmettere la vita buona che hanno ricevuto, tramandarla alle giovani generazioni (“...figli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché Cristo non sia formato in voi!” Gal 4,19). In un contesto in cui si sperimenta crisi di generatività, c’è bisogno di educatori che siano padri e madri.
 
 
Sguardo misericordioso e cuore crocifisso per una nuova alleanza
 
Ogni educatore (genitore, catechista, religioso, sacerdote…), dovrebbe avere la capacità di aiutare l’altro, e prima ancora se stesso, nel compiere una grande conversione, o forse tante piccole conversioni quotidiane che potremmo esprimere in una modalità apparentemente bizzarra: da Narciso, famoso personaggio della mitologia greca, attraverso Cenerentola, familiare personaggio di un mondo fiabesco che certamente ha accompagnato l’infanzia di tutti noi, verso Gesù. È un itinerario per “vocazionalizzare” il cuore: dal cuore di ghiaccio di Narciso, al cuore regale di Cenerentola per tendere verso il cuore crocifisso di Gesù. Spieghiamo meglio.
La ninfa Eco, innamorata di Narciso ma incapace di esprimergli il suo amore, perché condannata dagli dei a ripetere soltanto le ultime sillabe delle parole altrui, fu da lui respinta. Per questo morì di crepacuore. Allora gli dei punirono Narciso per la durezza con cui aveva trattato Eco, facendolo innamorare della propria immagine. Avvenne così che cogliendo la sua immagine riflessa nell’acqua di una fonte se ne innamorò appassionatamente e, nel tentativo di abbracciarla, morì annegato.
Narciso è colui che non ha riconosciuto ne accettato il dono dell’amore di Eco. All’origine del suo dramma c’è il non lasciarsi amare, il non riconoscere nell’altra la presenza di un dono prezioso di cui proprio lui è chiamato a divenirne oggetto. Tutto ciò lo porta a chiudersi su di sé e a morire per l’incapacità di guardare e accogliere l’altro/l’Altro che è grande perché mi dona l’amore, la vita. È un cuore di ghiaccio, il cui sguardo curvo su di sé lo porta necessariamente alla morte dopo aver generato morte: è l’antivocazione.
Cenerentola compie un cammino diverso. È colei che appare sporca di cenere (da cui il nome Cenerentola). La mamma è morta e il papà è una figura genitoriale piuttosto assente. È messa ai margini, svalutata e disprezzata dalla matrigna e dalle sorellastre. Ma questa apparenza da cenerentola non cancella in lei la dimensione regale del cuore che il suo sguardo è capace di riconoscere: è ciò che le permette di sognare un futuro regale e, alla fine, di entrare in questa dimensione e accogliere il suo principe azzurro.
Si potrebbe prendere questo personaggio come paradigma per ciascuno di noi. Ogni educatore dovrebbe avere la capacità di riconoscere in se stesso prima di tutto, e poi nell’altro, la presenza di un cuore regale che gli è stato donato (siamo immagine e somiglianza di Dio), a volte nascosto dietro le tante situazioni da Cenerentola. A differenza di Narciso, l’itinerario percorso da Cenerentola non porta alla morte ma alla maturazione di uno sguardo che permette di accogliere e di esprimere la realtà regale presente in ogni persona.
Dallo sguardo non accogliente di Narciso allo sguardo-accoglienza di Cenerentola per tendere verso lo sguardo misericordioso e amorevole di Gesù crocifisso che all’umanità presente ai piedi della croce, dona la sua vita fino in fondo, fino a morire. Lo sguardo di Gesù parte da un cuore crocifisso, un cuore che ama e per amore si dona: tutto questo non porta alla morte, ma attraversa la morte per sbocciare nella risurrezione; non semina morte attorno a sé ma dona vita e salvezza.
Ecco allora la buona notizia: la nostra vita è la vita di creature immagine e somiglianza di Dio. Una vita ricevuta in dono che domanda di essere donata.
È di questo cuore e di questo sguardo che ha bisogno l’educatore per un autentico servizio educativo-vocazionale.