UFFICIO LITURGICO NAZIONALE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Per l'Anno della fede: la gioia del credere

 La gioia di essere figli amati Nel suo Battesimo, Gesù ci dona la gioia di essere figli amati. Gesù, che partecipa della pienezza dell’amore divino, immergendosi nella condizione umana condivide la carità del Padre con tutti coloro che accettano di diventare suoi fratelli.  Dal Catechismo della Chiesa Cattolica [1224] Nostro Signore si è volontariamente sottoposto al Battesimo di […]
14 Novembre 2012
 
La gioia di essere figli amati
 
Nel suo Battesimo, Gesù ci dona la gioia di essere figli amati. Gesù, che partecipa della pienezza dell’amore divino, immergendosi nella condizione umana condivide la carità del Padre con tutti coloro che accettano di diventare suoi fratelli.
 
 
Dal Catechismo della Chiesa Cattolica
 
[1224] Nostro Signore si è volontariamente sottoposto al Battesimo di san Giovanni, destinato ai peccatori, per compiere ogni giustizia. Questo gesto di Gesù è una manifestazione del suo «annientamento» (cf. Fil 2,7). Lo Spirito che si librava sulle acque della prima creazione, scende ora su Cristo, come preludio della nuova creazione, e il Padre manifesta Gesù come il suo «Figlio prediletto».
[1225] È con la sua Pasqua che Cristo ha aperto a tutti gli uomini le fonti del Battesimo. Egli, infatti, aveva già parlato della Passione, che avrebbe subìto a Gerusalemme, come di un «Battesimo» con il quale doveva essere battezzato. Il sangue e l’acqua sgorgati dal fianco trafitto di Gesù crocifisso sono segni del Battesimo e dell’Eucaristia, sacramenti della vita nuova: da quel momento è possibile «nascere dall’acqua e dallo Spirito» per entrare nel Regno dei cieli.
Considera, quando sei battezzato, donde viene il Battesimo, se non dalla croce di Cristo, dalla morte di Cristo. Tutto il mistero sta nel fatto che egli ha patito per te. In lui tu sei redento, in lui tu sei salvato.
 
 
Accogliere nella fede l’amore al suo massimo grado
 
La fede permette di accogliere la carità divina come principio fondamentale di esistenza, motivazione fondamentale che avvolge ogni azione, spinta ad essere simili a lui. Quando diciamo “carità divina”, non intendiamo qualunque tipo di amore o di affetto, ma di quell’amore fortissimo che ha spinto Gesù a donare la vita per noi. Esso trova il suo vertice nel mistero pasquale di morte e risurrezione, ma viene esercitato per tutta la sua vita, a partire dall’abbassamento che avviene nell’incarnazione; tra i momenti più espressivi della sua continua e inesauribile disposizione ad amare, troviamo il suo battesimo nel Giordano, ad opera del Battista: esso manifesta che la giustizia di Dio è una giustizia di misericordia, che si affianca al peccatore, che lo risolleva dalla sua condizione di fragilità, non con la punizione, ma con la possibilità di rinascere.
 
 
La paura di non essere amati
 
Giovanna si sente sola, trascurata dal marito e dalla figlia. Paolo, il marito di Giovanna, sente di non poter contare sulla moglie, che non vuole aiutarlo nelle vicissitudini economiche. Alessandra, figlia di Paolo e Giovanna, approfitta dell’appoggio della madre, mentre è in rotta perenne con il padre, ma in fondo in fondo non si sente compresa da nessuno dei due. E qualche volta vorrebbe essere guidata, non solo accontentata. Come accade in tante famiglie, ciascuno si aspetta accoglienza, aiuto, comprensione dagli altri, ciascuno è convinto di non riceverne, nessuno fa un primo passo per chiedere, nessuno fa un primo passo per donare. E nessuno rinuncia a quelle compensazioni che nel frattempo si è costruito: il circolo delle amiche di shopping per Giovanna, il lavoro per Paolo, la frenetica attività in parrocchia per Alessandra (perché a volte anche la parrocchia può diventare un alibi…).
Il dramma di tante persone oggi è che non si sentono amate: ed è per questo che si resta angosciosamente attaccati a qualunque relazione abbia una parvenza di affetto; o che si sia disposti a spendere e consumare per acquisire quegli oggetti che danno la sensazione di poter diventare amabili e apprezzabili.
 
 
Fragilità e fiducia
 
Gli studi di psicologia hanno permesso di approfondire i meccanismi della paura e dell’insicurezza che derivano dal non essere amati; essi permettono in molti casi di curare, accompagnare, risolvere situazioni in cui la persona è bloccata da esperienze di rifiuto e trascuratezza. Esiste tuttavia un livello profondo di coscienza in cui anche la persona più riuscita e gratificata può trovarsi come denudata, fragile come Adamo nel paradiso. Solo la relazione con un “tu” permette infatti all’“io” di ritrovarsi, di prendere coscienza di sé; solo dal di fuori può venire la conferma di essere apprezzati e stimati; ma più spesso ciò che si riceve è delusione, indifferenza, a volte anche rifiuto. La persona di fede però riceve una diversa percezione della propria fragilità fondamentale. La fede infatti ci consegna la certezza che la nostra creaturalità, pur nella sua debolezza, è amata e voluta da Dio. La fede rivela poi che ogni persona ha in sé la stessa potenzialità: anche il fratello e la sorella che ho davanti è stato voluto, amato da Dio, e ha la possibilità di rispondergli con un sì di amore. Emerge dunque un profondo rispetto per la propria vita, e un profondo rispetto, attesa e accoglienza nei confronti di ogni persona.
 
 
La possibilità di amare
 
Il credente cessa dunque di essere un individuo, anche se scopre con gioia e accoglie la propria peculiare individualità; cessa di andare a caccia di compensazioni e di affetti passeggeri, perché ha trovato in Dio il fondamento dell’esistenza, e la spinta a vivere nella stessa carità, idealmente aperta a tutta l’umanità, concretamente vissuta nel proprio ambiente di vita, con chi è più vicino, ogni giorno. Insistiamo sulla realtà di una simile prospettiva: non si tratta di un ideale, di un’utopia, ma di una possibilità concreta, che però si apre secondo lo stile di Gesù, che accetta di immergersi in un ambiente, in un popolo, in un’epoca concreta, e con questo accetta di limitarsi, di circoscrivere la propria azione: Gesù non pretende un potere universale, ma vive il potere universale del dono, trasmettendo ad altri la stessa forza. I santi imitano Gesù secondo lo stesso stile: in un luogo, in un tempo determinato, accettando il loro limite, essi vivono la carità eterna e universale di Dio. Accoglieremo anche noi la stessa possibilità?