UFFICIO LITURGICO NAZIONALE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Celebrazione vigiliare all'inizio del tempo di Avvento

 Lo schema di questa liturgia vigiliare è stato predisposto per dare inizio solenne al tempo di Avvento e al nuovo anno liturgico nelle comunità parrocchiali in alternativa alla celebrazione sempre possibile dei Primi Vespri della I domenica di Avvento. Questa celebrazione, infatti, è da tenersi al tramonto del sole del sabato che precede la prima […]
31 Ottobre 2012
 
Lo schema di questa liturgia vigiliare è stato predisposto per dare inizio solenne al tempo di Avvento e al nuovo anno liturgico nelle comunità parrocchiali in alternativa alla celebrazione sempre possibile dei Primi Vespri della I domenica di Avvento. Questa celebrazione, infatti, è da tenersi al tramonto del sole del sabato che precede la prima domenica di Avvento. Essa si caratterizza per alcuni elementi essenziali:
 
il carattere vigiliare: è preghiera di veglia nell’ascolto della Parola di Dio e nell’invocazione incessante;
- l’attenzione alla dinamica luce/buio: il rito del lucernario, al tramonto del giorno o nella notte, significa l’incontro di fede con il Cristo vera luce che mai tramonta e così pure la consegna della luce al termine della celebrazione;
il riferimento all’anno della fede: l’anno liturgico che si apre, infatti, è tempo della fede per eccellenza nella partecipazione al mistero di Cristo Salvatore celebrato nei riti e nelle preghiere della Chiesa.
La Parola proclamata pone l’assemblea orante in tensione verso il Cristo, compimento di tutta la storia: è lui, infatti, lo Sposo che la Chiesa vigilante attende con le lampade della fede accese (Vangelo). L’impegno della testimonianza quotidiana è un continuo cammino di santità - santi come Dio è santo - affinché la manifestazione del Signore sia il premio riservato a coloro che lo hanno atteso con fede nel tempo dell’esilio (prima lettura). Per questo il popolo santo, mentre affretta il passo, non cessa di cantare a Cristo, principio della creazione e capo del corpo ecclesiale, guida e meta del cammino nel tempo (cantico).
 
Occorre prestare la maggiore cura affinché ogni elemento della struttura rituale corrisponda alla sua funzione simbolica. Anche l’altare sia ben visibile quale punto focale dello spazio liturgico. L’ambone, luogo dal quale viene annunciata la Parola di Dio, sia sobriamente ornato e illuminato. Eventualmente un’icona con il volto del Salvatore collocata dignitosamente accanto all’ambone può giovare al clima generale della preghiera.
È bene gestire al meglio la componente ministeriale, soprattutto i lettori impegnati nella proclamazione della Parola di Dio e dei passi del Magistero. Un piccolo gruppo corale o un solista sostengono il canto dell’assemblea e, possibilmente, il cantico dopo la prima lettura.
Non si trascurino alcuni elementi che aiutano ad entrare al meglio nel mistero che si celebra come le vesti del presbitero presidente che può indossare sul camice stola e piviale viola oppure soltanto la stola. La sobria eleganza delle vesti, il linguaggio del colore, l’ordine dello spazio e l’accurata gestione degli interventi di parola e del silenzio concorrono a dare dignità a questa celebrazione strutturata come una liturgia della Parola. Si prepari con cura e per tempo tutto ciò che serve per la celebrazione: i ceri da accendere al lucernario, le lampade consegnate ai fedeli sin dall’inizio, i sussidi per la partecipazione.
I canti suggeriti sono tratti dal Repertorio Nazionale di Canti per la Liturgia (RN) e vengono indicati secondo la numerazione del Repertorio.


 
Riti iniziali e Lucernario
 
Mentre colui che presiede, preceduto dal diacono con il libro dei Vangeli e dai ministri con la croce e i ceri accesi, si dirigono all’altare si svolge il canto d’ingresso. Si suggeriscono: RN 51 (Innalzate nei cieli), 54 (Rallegratevi, fratelli), 57 (Rorate, caeli), 63 (Vieni, Signore, a salvarci), 64 (Vieni, Signore Gesù).
 
P.            Fratelli e sorelle,
il Signore Gesù venuto nella nostra carne
e che tornerà glorioso alla fine dei tempi,
sia sempre con tutti voi.
A.        E con il tuo Spirito.
 
P.            Carissimi,
nella speranza diamo inizio a questo nuovo anno liturgico, vero cammino di fede incontro a Cristo, crocifisso e risorto, perennemente sospinti dalla forza dello Spirito.
Dio apra per noi anche quest’anno la «porta della fede» che «introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa» (Benedetto xvi, La porta della fede, 1). Egli ci faccia riscoprire nei misteri che celebreremo lungo l’anno la sua azione misericordiosa, ci doni di attingere sempre più alla fonte della Parola di salvezza e ci ispiri gesti autentici di carità affinché le opere manifestino la bellezza della fede.
Al tramonto del sole, acclamiamo a Cristo, lo Sposo che mai abbandona la Chiesa sua sposa, sole che sorge dall’alto e accendiamo di luce questo luogo e sia egli a risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace.
 
Mentre vengono accese le lampade collocate sull’altare e in alcune postazioni accanto all’assemblea si esegue un canto adatto. Si suggerisce RN 182 (O luce gioiosa).
 
Quindi colui che presiede conclude il lucernario con l’orazione:
 
P.         O Cristo, stella radiosa del mattino,
incarnazione dell’infinito amore,
salvezza sempre invocata e sempre attesa,
tutta la Chiesa ora ti grida
come la sposa pronta per le nozze:
vieni, Signore Gesù,
unica speranza del mondo.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
 
A.        Amen.
 
 
Proclamazione della Parola di Dio
 
 
Prima lettura
Ponete tutta la vostra speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si manifesterà.
 
Dalla prima lettera di san Pietro apostolo
 
Carissimi, cingendo i fianchi della vostra mente e restando sobri, ponete tutta la vostra speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si manifesterà. Come figli obbedienti, non conformatevi ai desideri di un tempo, quando eravate nell'ignoranza, ma, come il Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta. Poiché sta scritto: Sarete santi, perché io sono santo. E se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri. Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.
 
Cantico
 
Il ritornello può essere eseguito in canto mentre le strofe vengono proclamate adagio da un lettore.
 
R.   Lode a Cristo, primogenito dei risorti.
 
Il Padre ci ha liberati dal potere delle tenebre
e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore,
per mezzo del quale abbiamo la redenzione,
il perdono dei peccati. R.
 
Egli è immagine del Dio invisibile,
primogenito di tutta la creazione,
perché in lui furono create tutte le cose
nei cieli e sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili. R.
 
Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose
e tutte in lui sussistono. R.
 
Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.
Egli è principio,
primogenito di quelli che risorgono dai morti,
perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose. R.
 
È piaciuto infatti a Dio
che abiti in lui tutta la pienezza
e che per mezzo di lui e in vista di lui
siano riconciliate tutte le cose,
avendo pacificato con il sangue della sua croce
sia le cose che stanno sulla terra,
sia quelle che stanno nei cieli. R.
 
 
Canto al Vangelo
 
Alleluia.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese;
beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli.                       
Alleluia, alleluia.
 
 
Vangelo
"Ecco lo sposo! Andategli incontro!"
 
Dal Vangelo secondo Matteo
 
In quel tempo, Gesù disse questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l'olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: "Ecco lo sposo! Andategli incontro!". Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: "Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono". Le sagge risposero: "No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene".
Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: "Signore, signore, aprici!". Ma egli rispose: "In verità io vi dico: non vi conosco". Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora».
 
Parola del Signore.
 
Colui che presiede tiene l’omelia.
 
 
Supplica
 
La supplica è strutturata in questo modo: dopo l’introduzione da parte di colui che presiede vengono proposti alcuni passi significativi della lettera apostolica Porta fidei del papa Benedetto XVI con la quale è stato indetto l’anno della fede. Dopo l’ascolto di ogni passo, l’assemblea interviene con un invocazione.
 
P.         Anche noi con le lampade della fede accese ci disponiamo ad andare incontro al Signore che sempre viene nei giorni del nostro pellegrinaggio in questo mondo e che tornerà, pieno di gloria, al termine della storia. Ascoltiamo la parola del papa per questo anno della fede, rispondiamo all’invito a «riscoprire il cammino della fede per mettere in luce con sempre maggiore evidenza la gioia ed i rinnovato entusiasmo dell’incontro con Cristo» (Benedetto xvi, La porta della fede, 2). Innalziamo la nostra supplica allo Sposo che ci attende per darci il premio della nostra perseveranza.
 
La porta sempre aperta della fede
 
L. La “porta della fede” (cfr. At 14,27) che introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa è sempre aperta per noi. E’ possibile oltrepassare quella soglia quando la Parola di Dio viene annunciata e il cuore si lascia plasmare dalla grazia che trasforma. Attraversare quella porta comporta immettersi in un cammino che dura tutta la vita. Esso inizia con il Battesimo (cfr. Rm 6, 4), mediante il quale possiamo chiamare Dio con il nome di Padre, e si conclude con il passaggio attraverso la morte alla vita eterna, frutto della risurrezione del Signore Gesù che, con il dono dello Spirito Santo, ha voluto coinvolgere nella sua stessa gloria quanti credono in Lui (cfr. Gv 17,22). Professare la fede nella Trinità – Padre, Figlio e Spirito Santo – equivale a credere in un solo Dio che è Amore (cfr. 1Gv 4,8): il Padre, che nella pienezza del tempo ha inviato suo Figlio per la nostra salvezza; Gesù Cristo, che nel mistero della sua morte e risurrezione ha redento il mondo; lo Spirito Santo, che conduce la Chiesa attraverso i secoli nell’attesa del ritorno glorioso del Signore. (Benedetto xvi, La porta della fede, 1).
 
Tutti invocano:
 
Signore Gesù, pastore buono e porta delle pecore, via, verità e vita di ogni uomo, mantienici nella comunione con te, con il Padre e con lo Spirito. Non permettere che nei giorni della nostra vita rimaniamo sordi alla tua Parola di salvezza che ci chiama al rinnovamento del cuore. Rimani con noi per sempre fino al giorno in cui saremo una sola cosa con te. Vieni, Signore Gesù.
 
L’invocazione può sfociare in un’acclamazione cantata del tipo: Vieni, Signore Gesù; Maranatha! Vieni, Signore, Gesù. Si suggerisce il ritornello di RN 63.
 
 
La fede, via della conversione
 
L.         Anno della fede, in questa prospettiva, è un invito ad un’autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del mondo. Nel mistero della sua morte e risurrezione, Dio ha rivelato in pienezza l’Amore che salva e chiama gli uomini alla conversione di vita mediante la remissione dei peccati (cfr. At 5,31). Per l’apostolo Paolo, questo Amore introduce l’uomo ad una nuova vita: “Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una nuova vita” (Rm 6,4). Grazie alla fede, questa vita nuova plasma tutta l’esistenza umana sulla radicale novità della risurrezione. Nella misura della sua libera disponibilità, i pensieri e gli affetti, la mentalità e il comportamento dell’uomo vengono lentamente purificati e trasformati, in un cammino mai compiutamente terminato in questa vita. La “fede che si rende operosa per mezzo della carità” (Gal 5,6) diventa un nuovo criterio di intelligenza e di azione che cambia tutta la vita dell’uomo (cfr. Rm 12,2; Col 3,9-10; Ef 4,20-29; 2Cor 5,17) (Benedetto xvi, La porta della fede, 6).
 
Tutti invocano:
 
Signore Gesù, primogenito di coloro che risorgono, nel Battesimo hai realizzato il nostro esodo dalla morte alla vita, dal peccato alla grazia, dalla schiavitù alla libertà. Plasma il nostro cuore, forgia i nostri gesti, modella i nostri sentimenti e sana il nostro pensiero in modo che prendano forma dalla tua vita divina e dal dono ineffabile della tua Pasqua. Fa’ che ci apriamo ad ogni uomo per annunciare con parole ed opere la bellezza infinita dell’amore di Dio. Vieni, Signore Gesù.
 
L’invocazione può sfociare in un’acclamazione cantata del tipo: Vieni, Signore Gesù; Maranatha! Vieni, Signore, Gesù. Si suggerisce il ritornello di RN 63.
 
 
Fede e testimonianza
 
L.         Per fede uomini e donne hanno consacrato la loro vita a Cristo, lasciando ogni cosa per vivere in semplicità evangelica l’obbedienza, la povertà e la castità, segni concreti dell’attesa del Signore che non tarda a venire. Per fede tanti cristiani hanno promosso un’azione a favore della giustizia per rendere concreta la parola del Signore, venuto ad annunciare la liberazione dall’oppressione e un anno di grazia per tutti (cfr. Lc 4,18-19).
 
 
Per fede, nel corso dei secoli, uomini e donne di tutte le età, il cui nome è scritto nel Libro della vita (cfr Ap 7,9; 13,8), hanno confessato la bellezza di seguire il Signore Gesù là dove venivano chiamati a dare testimonianza del loro essere cristiani: nella famiglia, nella professione, nella vita pubblica, nell’esercizio dei carismi e ministeri ai quali furono chiamati.
Per fede viviamo anche noi: per il riconoscimento vivo del Signore Gesù, presente nella nostra esistenza e nella storia (Benedetto xvi, La porta della fede, 13).
 
Tutti invocano:
 
Signore Gesù, testimone fedele, tu sei la forza di coloro che con coraggio confessano il tuo nome. Fa’ che non manchino uomini e donne ripieni del fuoco del tuo Spirito che sappiano donare con generosità la perla preziosa e il tesoro nascosto del Regno. Sii con noi nei solchi della vita, dove si gioisce e dove si soffre, affinché per tuo dono diventiamo Vangelo vivo fra gli uomini. Vieni, Signore Gesù.
 
L’invocazione può sfociare in un’acclamazione cantata del tipo: Vieni, Signore Gesù; Maranatha! Vieni, Signore, Gesù. Si suggerisce il ritornello di RN 63.
 
 
Consegna della luce
 
A conclusione della celebrazione vigiliare il gesto della consegna della luce salda insieme l’inizio del tempo di Avvento, tempo di vigilanza e di attesa della luce che illumina ogni uomo (Gv 1,9), e l’anno della fede, anno di riscoperta e di irrobustimento del dono della fede, anno nel quale i fedeli sono impegnati a mantenere desta la fiamma della fede. La lucerna che i fedeli riceveranno potrà essere accesa durante la preghiera personale o in famiglia nei momenti lieti o dolorosi lungo questo anno della fede.
 
P.            Fratelli e sorelle carissimi, al termine di questo incontro di preghiera ricevete la luce di Cristo.
Questa lampada sia memoria di Cristo, luce del mondo, profezia della Gerusalemme celeste, dove nessuno avrà più bisogno di luce di lampada perché il Signore Dio ci illuminerà, e impegno affinché la vostra luce risplenda davanti agli uomini e così vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre.
Questa piccola fiamma possa rischiarare il vostro cammino di vita nell’anno della fede e la vostra adesione a Cristo Signore illumini ogni ambito del vostro vivere.
Carissimi, «la notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce» (Rm 13,12).
 
Due ministri con i ceri accesi si collocano davanti all’altare mentre i fedeli si accostano ad essi per accendere la propria lampada precedentemente distribuita.
Durante l’accensione si esegue un canto adatto. Si suggerisce RN 295 (Noi veglieremo).
  
Colui che presiede conclude con l’orazione:
 
P.         Rafforza, o Padre, la nostra vigilanza
nell’attesa del tuo Figlio,
perché, illuminati dalla sua parola di salvezza,
andiamo incontro a lui
con le lampade accese.
Per Cristo nostro Signore.
A.        Amen.
 
 
Riti di conclusione
 
Colui che presiede invoca sui presenti la benedizione del Signore:
 
P.        Dio, che vi dà la grazia di celebrare la prima venuta del suo Figlio
            e di attendere il suo avvento glorioso vi santifichi con la luce della sua visita.
A.        Amen.
 
P.        Nel cammino di questa vita,
            Dio vi renda saldi nella fede,
            gioiosi nella speranza, operosi nella carità.
A.        Amen.
 
P.        Voi che vi rallegrate per la venuta del nostro Redentore,
            possiate godere della gioia eterna, quando egli verrà nella gloria.
A.        Amen.
 
P.        E la benedizione di Dio onnipotente,
            Padre e Figlio e Spirito Santo,
            discenda su di voi, e con voi rimanga sempre.
A.        Amen.
 
D.        La gioia del Signore sia la vostra forza. Andate in pace.
A.        Rendiamo grazie a Dio.
 
Un canto mariano può concludere la celebrazione. Si suggerisce RN 61 (Vergine del silenzio), 225 (Vergine dell’annuncio).